sabato, giugno 18, 2005

Pac-Man ha 25 anni
E voi siete tutti più vecchi

di Vittorio Macioce

Sono passati 25 anni. Il bar c’è ancora, anche se ha cambiato padrone ed è un po’ più triste di un tempo. Era lungo un viale di platani, lo chiamavano «lo chalet», ma la struttura era di ferro, un hi-tech per poveri in anticipo sui tempi. C’era un bancone, una macchina per il caffè e una fila di studenti e operai che cominciava la giornata. Nell’altro locale qualcosa che assomigliava a una sala giochi. C’erano ancora i flipper, dove ormai giocavano solo i più vecchi, gente di trent’anni. C’era un juke-box, con luci psichedeliche artigianali, da elettricista. I Buggles, gruppo inglese di cui non si conosce neppure la pronuncia, suonano un profetico Video killed the radio star. Ma la maggior parte dei clienti, lì dentro, usa le cento lire per Luna di Gianni Togni o per Amico di Renato Zero. Da un angolo del locale arriva un rumorino fastidioso, un sibilo intermittente, un tic tic ossessivo. Il suono arriva da un videogame, questi box che stanno mandando in pensione i flipper. Senti gridare, senti qualcuno che dice «scappa, scappa» o «eccoli, attento». Non si vede nulla, c’è troppa gente intorno alla scatola nera e uno che tenta di battere un record. Anzi, di sopravvivere. Il gioco è Pac-Man, un mostriciattolo giallo che si muove in un labirinto, mangia pillole colorate per andare avanti e cerca di sfuggire ai propri fantasmi. «Una metafora della vita», dirà un giorno un amico disilluso e pessimista. «La sintesi della psicanalisi di Freud», teorizzerà un altro un po’ troppo intellettuale. Quell’anno, 1980, Pac-Man era solo un nuovo gioco. Continua

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sabato, giugno 18, 2005

Zagor
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sabato, giugno 18, 2005

Quando Zagor salvò la vita

di Alexis de Tocqueville

di Vittorio Macioce

Si sono incontrati su un battello fluviale in un giorno di fine novembre del 1831. Viaggiavano su quel tratto del fiume Ohio che incrocia la cittadina di Wheeling, a est di Pittsburg, dove la Pennsylvania incontra il West Virginia. Uno dei due sembra non avere età. È un bianco, ma veste come un pellerossa. È molto alto, con un fisico scolpito, ha una pistola alla fondina e una strana scure che al posto della lama ha un sasso levigato. Gli uomini della foresta di Darkwood lo chiamano Zagor, ma nella lingua degli indiani Algonquini il suo nome è Za-gor-te-nay, lo spirito con la scure. L’altro è un intellettuale francese, un magistrato di Luigi Filippo d’Orléans, quel Filippo Égalité che ha normalizzato lo spirito della restaurazione, dopo la Bastiglia, la rivoluzione, le guerre di Napoleone, Waterloo e il ritorno dell’ancien régime. Si chiama Alexis de Tocqueville e ufficialmente è sbarcato in America, con il collega Gustave de Beaumont, per studiare il sistema carcerario di questa terra senza confini dove, scriverà un giorno, non ci sono sudditi ma cittadini. Un paio d’anni dopo monsieur de Tocqueville torna a Parigi e scrive La democrazia in AmericaContinua

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sabato, giugno 11, 2005

Tutti alla ricerca del Santo Graal
Il reality show diventa leggenda

Vittorio Macioce

 Forse è a Sarras, ai confini con l’Egitto, nella patria perduta dei saraceni. O nell’Atlantico, sulle isole Oak, dove c’è il pozzo senza fondo. Nella fortezza di Takht-I-Sulaiman, in Iran, dove è nato il culto di Zoroastro. Il Graal e i suoi segreti. Il Graal dei catari e dei templari, degli gnostici e dei Rosacroce. Marileda ha poco più di 20 anni ed è pronta a partire. Non ha paura e questa storia l’ossessiona forse da sempre. Si è addormentata sfogliando le pagine di Chrétien de Troyes, il leggendario poeta del Lancelot, il cavaliere del Lago. Ha inseguito Parsifal, il puro, nella sua devastante ricerca. Ha visto la Sindone a Torino e ha sognato l’Arca dell’Alleanza. E ora scrive: «Fatemi andare. Studio l’argomento da anni e penso di sapere dove si trova il sacro calice». Marilena ha inviato il suo curriculum al canale satellitare Marco Polo. Ha letto da qualche parte che lì, appena maturerà l’autunno, finanzieranno un’impresa d’altri tempi, da tavola rotonda, da crociati, da templari, da folli, da Don Chisciotte, da sognatori, da invasati, da Indiana Jones, da Martin Mystère, da eroe puro, senza macchia e senza paura. Marco Polo, canale di viaggi e di avventure, sta selezionando i cavalieri che tenteranno l’impresa. Edorardo Fedele è il direttore di Marco Polo. L’idea, folle, è sua. Sono partite le selezioni. Sono arrivati i curriculum. In autunno si parte. L’età? Tra i 20 e i 30 anni. L’avventura è aperta anche alle donne. Nessuna discriminazione, ma tre valori da rispettare, incarnare, rappresentare: fede, sapienza, virtù. «Stanno arrivando migliaia di lettere - dice Edoardo Fedele -. Quasi tutti dimostrano di conoscere bene miti e leggende del Graal. Qualche scettico, qualcuno che come Indiana Jones cerca l’avventura e altri che sono spinti da una strana forma di spiritualità. È indubbio, comunque, che i mille misteri che girano intorno al sacro calice rendano la ricerca affascinante. Noi sceglieremo tre compagnie, un pugno di eletti. E a loro diremo: buona fortuna e mostratevi degni della missione. Anche le rotte di partenza saranno tre: Francia, Gran Bretagna e forse Portogallo, Santiago de Compostela. Noi li seguiremo con le telecamere. Ma saranno gli indizi trovati a indicare la strada ai cavalieri».  Eccolo il mito fondante dell’Occidente cristiano. Ecco la storia senza fine. Dov’è? Cos’è? Qualcuno dice che è la coppa, consacrata da Cristo nell’ultima cena e destinata a raccogliere il suo sangue dopo la crocifissione. Fu portata da Giuseppe d’Arimatea nell’abbazia di Glastonbury. Lo stesso luogo dove venne sepolto Artù. La mitica Avalon. Alfredo è ossessionato dalla ricerca. È uno dei candidati: «La leggenda narra che nell’abbazia sono custoditi, oltre al Graal, anche la lancia con cui il centurione Longino trafisse il costato di Cristo. C’è la spada con cui Pietro tagliò l’orecchio a un soldato e il piatto in cui venne raccolta la testa del Battista. Forse è un caso, ma sembrano i semi delle carte da gioco italiane: coppe (il Graal), le spade (la spada di Pietro), i denari (il piatto) e i bastoni (la lancia di Longino)». Enrico è pugliese. Ed è convinto che il Graal sia nelle sue terre. «Ma siamo sicuri che sia una coppa? Potrebbe essere un sacrario. È Castel del Monte, sull’altipiano delle Murge, costruito da Federico II per custodire un segreto giunto dall’Oriente e affidato dai mistici Sufi ai cavalieri Teutonici. Io lo cercherei lì, oppure nella basilica di San Nicola a Bari, dove è conservata la lancia di Longino. Un mio amico è invece arciconvinto che il Graal sia la Sacra Sindone e, quindi, sta a Torino». Lucia, stregata dal Codice da Vinci, scommette sulla chiesa di Rennes-le-Château, ai piedi dei Pirenei francesi. La cripta fu scoperta dal misterioso don Berenger Saunière alla fine dell’Ottocento. Le iniziali dei nomi delle statue formano la parola Graal. C’è chi giura di aver visto nella cappella di Lothian, in Scozia, il simbolo del sacro calice: «una rosa-croce ottagonale con un fiore nel centro». L’ultima lettera è firmata Luca, nome evangelico. Vuole fare questo viaggio per poterlo raccontare: «Scommettiamo che un ateo come me ce la fa?». Anche gli atei, in quest’epoca di mistici miscredenti e di santi laici, vanno alla ricerca del sangue di Cristo. E così sia.  

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venerdì, giugno 03, 2005

I partigiani dell'embrione (vivo o morto)

Non pensavo che In Italia si potesse combattere per l'embrione. Qui, in questa terra in cui tutto è scontro ideologico, anche il referendum sulla procreazione assistita, sul futuro della scienza, sul diritto o meno di diventare mamma con la fecondazione in vitro, ha preso i toni, i colori, le barricate della guerra civile di parole. Il referendum è diventato il discrimine che divide i partigiani della laicità contro quelli della tradizione cattolica. E ha separato, scisso, diviso l'uomo dalla sua teologia, la scienza dalla fede, le femmine dai maschi, gli ottimisti dai pessimisti, il post-moderno dal retromoderno, Antiseri da Pera, Mieli da Ferrara, Fini dal suo partito. Se l'embrione è una questione di coscienza, a che servono le barricate? Ognuno voti inseguendo l'orizzonte.

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