giovedì, marzo 24, 2005

Il non blog? E' la rivincita della narrazione sull'informazione

Voi mi parlate delle ragioni del non blog. Ed io penso ad una vecchia storia. Questo romanzo non è un romanzo. La Recherce cos'è? Un romanzo o un non romanzo? E Cerrvantes cosa ha scritto un poema eroicomico in prosa o un non poema. Cioè la morte del poema cavalleresco. L'ontologia del blog è l'ontologia della storia. E' l'ontologia dell'essere. Parmenide: l'essere è e non può non essere. Blog e non blog si ritrovano nel panta rei di Eraclito? Ma è lecito scomodare Hegel o Cusano per parlare di blog? Signori, il blog è una forma narrativa nata sul presente e con l'ambizione di conservare. Il blog, ontologicamente, è l'orale che ridiventa scritto. ' il frammento come forma di comunicazione in un'era di iperinformazione. Dove, se volete, ci sono infiniti canali da cui possono arrivare le notizie, con un eccesso imbarazzante di "notiziatori", ma con una penuria, preoccupante, di narratori. Siamo tutti capace di informare, ma pochi ormai sono in grado di raccontare, vale a dire tessere, tagliare, cucire, ornare, riflettere. Il non blog recupera la narrazione e mette da parte l'informazione? E' così. Mi chiedo, vi chiedo.

postato da: mercuzio10 alle ore 15:12 | Permalink | commenti (6)
Commenti
#1   24 Marzo 2005 - 15:54
 
Sposto appena l'asse della discussione: per che cosa al mondo è lecito scomodare Hegel, Cusano, Parmenide (e perché non Echkhart, Cassirer, Merleau-Ponty), dato e non concesso che stiano comodi dove sono? Se la speculazione ha senso e significato, è appunto in quanto applicata alle inezie, tali i blog.
Sul merito della domanda, che è assai pertinente, domattina, dopo l'ennesimo cocktail pre-elettorale (che s'ha da fa' pe' campa')
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#2   24 Marzo 2005 - 15:59
 
Addirittura, farei un passo indietro: è innanzitutto un'era di iperdatazione e poi di ipercomunicazione, ma non per forza di iperinformazione. La rete, i blog, che sono la "forma" del momento, racchiude in sé una massa di dati tendente all'infinito e certamente mai raggiunta prima. Ma per diventare informazione devono essere, appunto, in-formati. Entra in scena l'informatore, ed è già difficile trovarne: quanta parte di ciò che si trova in internet (quindi sui blog) è "in-formazione" e non invece semplice "dato".

In questo contesto è ovvio che c'è «eccesso imbarazzante» di "input dati", ma una «penuria preoccupante» sia di informatori che di narratori, con i primi che includono i secondi. Siamo tutti capace di inserire dati, ma pochi ormai sono in grado di raccontare, vale a dire tessere, tagliare, cucire, ornare, riflettere, informar(ci). Dunque il "non blog" recupera la narrazione ma a essere messa da parte non è l'informazione.

saluti, JimMomo
utente anonimo

#3   24 Marzo 2005 - 18:20
 
AVVISO IMPORTANTISSIMO!!!
Sei stato segnalato come uno dei possibili blog della Right Nation - la lista dei Blog Liberali (vedi: http://neolib.splinder.com).

Ma occorre confermare la propria adesione alla pagina Yahoo groups: http://groups.yahoo.com/group/ideazionebloggers/ e inserire i dati richiesti. Ci si iscrive nel data base Yahoo per ottemperare alla normativa sulla Privacy. Leggere il messaggio di istruzioni. Fare tam tam.

IL SORVEGLIATO SPECIALE
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#4   25 Marzo 2005 - 08:37
 
Mi sembra che anche l'ottimo JimMomo si lasci prendere dal gusto per il calembour linguistico, peggior retaggio di altrove proficua pensée française del secondo Novecento. Mercuzio, che forse è solo un po' di parte per via di professione, proponeva i blog come un mezzo fra i molti funzionale al ritorno della narrazione. Pare a me che la società dello spettacolo si distingua per l'eccesso non richiesto di tutto: merci, servizi e lato sensu notizie. Il tutto funzionale ai sistemi di produzione di questa lugubre fase post-toyotista. Questo non blog (assumo lo slittamento semantico e lo faccio mio per comodità d'esposizione) può tener conto di questa osservazione da Venerdì Santo?
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#5   25 Marzo 2005 - 15:09
 
un tempo c'erano i taccuini, i diari che ogni gentiluomo teneva. eppoi i biglietti, le lettere.
qualcuno, anche dopo anni, li ritrovava e si faceva un'idea della vita di chi l'aveva scritti.

poi venne il telefono e la comunicazione si perse nell'aria. esistono carteggi in cui missiroli e il suo collaboratore prezzolini concordavano gli articoli. non ci sarà mai traccia, invece del dialogo tra mieli e colletti per l'eleaborazione degli editoriali del corsera anni 90.

almeno col blog la forma scritta riprende un po' di valore (persino valore d'archivio). e che ognuno l'usi come vuole e può. in fondo anche i diari e i carteggi di un tempo erano differenti tra loro.
utente anonimo

#6   17 Aprile 2008 - 14:01
 
Sono arrivato qui per caso e non attraverso splinder.
Curioso degli argomenti trattati mi permetto di lasciare una mia impressione.
Credo che ci sia un malinteso di fondo nel mondo dei blog, si pensa che scrivere sia facile. Oggi sembra, apparentemente, che tutto sia possibile, scrivere, fare film, articoli, libri. I tempi della verifica, dell'approfondimento si stanno riducendo, presi troppo dalle pellicole superficiali e dalla scarsa memoria.
Forse le avanguardie, alle quali ancora credo, perche' andavano contro i luoghi comuni, altrimenti non sarebbero state tali, dovrebbero attivarsi in questo diaframma molle, tra l'apparire, ovunque e sempre, anche nei blog, e l'idea alternativa.
E' stato un piacere, un saluto
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