giovedì, febbraio 02, 2006

Bielorussia, l'ultimo dittatore

In Bielorussia, paese per molti versi con le lancette ferme sull'ora del totalitarismo sovietico, il presidente con i baffetti a metà tra Hitler e Stalin si prepara ad altri cinque anni di potere assoluto malgrado i tuoni e fulmini dell'Unione europea: il 19 marzo si vota per la scelta del capo dello Stato e a Minsk nessuno dubita che Aleksandr Lukashenko vincerà alla grande, con o senza brogli.  Che importa se l'amministrazione Bush lo tratta da «ultimo dittatored'Europa», se l'Ue ne stigmatizza la gestione autoritaria e minaccia ulteriori sanzioni, se sotto di lui rispetto dei diritti dell'uomo e libertà di stampa lasciano sempre più a desiderare: Lukashenko, 51 anni, ex-direttore di una cooperativa agricola, dal 1994 uomo forte in quell'impoverito Paese slavo di dieci milioni di abitanti che fa da cuscinetto tra Polonia e Russia, sarà gettonato da almeno il 55% dei connazionali, secondo un sondaggio apparentemente credibile.  «Grazie ai brogli vincerà al primo turno con il 70% dei voti», prevede l'entourage di Aleksandr Milinkevic che ha l'ingrato compito di sfidarlo come «candidato unico» della
debole, frantumata, tartassata opposizione.  Supportato dal Cremlino di Vladimir Putin, che gli vende il gas russo ad un prezzo di estremo favore (appena 50 dollari ogni mille metri cubi), Lukashenko è una conferma vivente di come i dittatori possano essere popolari. In particolare se hanno il controllo totale dei media e spadroneggiano di continuo in tv.  Soprattutto fuori Minsk, nelle campagne, la gente gli è grata per la stabilità finora garantita, per i prezzi politici sui generi di prima necessità, per aver 'paternalisticamentè risparmiato al Paese le tremende convulsioni sofferte dalla Russia e da altre repubbliche ex-sovietiche dopo il traumatico crollo dell'Urss.  In effetti non è ancora nemmeno certo se Milinkevic - accreditato dai sondaggi con il 18% dei suffragi - sarà in lizza per le presidenziali di marzo anche se la sua candidatura è stata supportata da 200.000 firme (il doppio del minimo): la Commissione elettorale - pilotata dagli uomini di Lukashenko, che di firme per la candidatura ne ha incamerate addirittura 1,9 milioni a riprova di quanto mastodontica e ben oliata sia la sua macchina politica - potrebbe metterlo fuori gioco con qualche cavillo procedurale.  Cinquantotto anni, professore di fisica, ex-vicesindaco di una città di provincia (Grodno), a capo di una Ong che si occupa di sviluppo regionale, Milinkevic rischia tra l'altro la squalifica per aver chiesto nei giorni scorsi all'Ue di premere con forza sul regime Lukashenko affinchè le prossime elezioni presidenziali si svolgano in modo democratico: quanto basta per configurare un'accusa di vilipendio nei confronti della Bielorussia in base ad una nuova, controversa legge che punisce duramente la libertà di parola.  Oltre a Lukashenko e a Milinkevic altri due potenziali candidati hanno superato la soglia delle centomila firme entro la scadenza ultima del 27 gennaio e dovrebbero quindi partecipare alla campagna elettorale che sarà ufficialmente aperta a partire dal 21 febbraio: l'ex-rettore dell'università di Minsk, Aleksandr Kozulin, e Serghei Gaidukevic, leader del Partito Liberal-democratico. Kozulin testimonia che, a dispetto degli sforzi fatti, le opposizioni non sono riuscite nemmeno stavolta a compattarsi dietro un'unica figura. Gaidukevic è invece considerato un fantoccio di Lukashenko, utile per dare una qualche parvenza di costituzionalità alla chiamata alle urne se i candidati veri dell'opposizione dovessero per qualche ragione essere esclusi.  Malgrado non sembri un trascinatore di popolo, Milinkevic promette che sulla falsariga delle «rivoluzioni colorate» a Tbilisi e a Kiev organizzerà grandi proteste di piazza a Minsk in caso di brogli, ma Lukashenko lo ha avvertito: non saranno tollerati colpi di mano finanziati dall'Occidente. «Dubito - ha affermato il padre padrone bielorusso - che spunteranno le barricate. Dopo le elezioni ci sarà qualche attività politica ma poi finirà. Da noi - ha tagliato corto - non si creeranno scenari ucraini o georgiani».
(Fonte Ansa)

postato da: mercuzio10 alle ore 19:03 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   07 Marzo 2006 - 23:21
 
insomma, io trovo il Graal e tu fai l'intellettuale...benebene...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Marileda

#2   08 Marzo 2006 - 14:24
 
BELLissimo blog.....
cercami su msn
substanceofdream@hotmail.com
non mi lasciero'fuggire nel vento della persuasiva vita....
vorrei parlarti.....
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utente anonimo

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