sabato, aprile 09, 2005

Cartoline - Quando l'Italia non conquistò l'Albania

La nave arriva nel porto sbagliato. Non è una carretta del mare. E’ un traghetto pesante, che nella notte barrisce stanco. E’ quasi vuoto. Facce da sbarco, con la pelle olivastra e le rughe, che solcano un’età che non supera i vent’anni. A Durazzo si arriva da Bari con il passaporto italiano. A Durazzo si arriva con il timbro e le carte a posto. A Valona si parte da clandestini. La ragazza ti dice di non preoccuparti. Farà tutto lei, bagagli e mance da dare ai poliziotti locali. Lavora al ministero dell’Interno. Lei quel viaggio l’ha fatto a ritroso con i primi sbarchi sulle coste pugliesi. Salgo su un fuoristrada tedesco. Le chiedo se è rubato, visto che non c’è la chiave. Le sorride. Fa non con la testa. La strada che porta a Tirana sette anni fa è senza asfalto, una lunga linea bianca che corre tra mare e montagne come se fosse un’autostrada. Solo che la polvere entra nel finestrino. Non c’è aria condizionata. Davanti a te non vedi la linea di mezzeria e quelli che ti vengono incontro sembrano tutti guidare contromano. Si spostano all’ultimo momento, ti sfiorano di un pixel, come un vecchio videogame anni ’80. Lei guida tranquilla, io avrei paura di farlo. Mi godo l’orizzonte. E’ terra senza edifici. C’è una mare selvaggio, il verde marrone degli arbusti si perde sulla spiaggia. La vegetazione non ha mai incontrato l’uomo. Ci sono solo quelle cupole grigio cemento. Ne appare una ogni chilometro. “Che sono?”. “Cosa?”. “Quelle cose grigie”. “I bungalow”.  “Sono bungalow?”. “Sì, bungalow militari”. “A che servono?”. “Servivano. Ora sono abbandonati. Ci sono su tutte le coste”. “Per fare cosa?”. “Difenderci”. “Difendervi? Da chi?”. “Da voi”.

 

postato da: mercuzio10 alle ore 16:48 | Permalink | commenti (2)
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